Tenuta Colombara - Storia, natura e cultura del riso

30/06/2021

 

Tenuta Colombara Riso Acquerello - ilmangiaweb

La Tenuta Colombara è una cascina localizzata nel comune di Livorno Ferraris, in provincia di Vercelli, edificata intorno al 1400.

La pianura di Vercelli è una zona storicamente votata alla coltivazinoe del riso. Immensi specchi d’acqua creano un paesaggio magico e incantevole, che ha ispirato numerosi artisti e poeti. È qui che Acquerello viene coltivato nel rispetto dell’ambiente. Durante la coltivazione l’acqua è mantenuta sempre alta. Questo consente di mantenere un ecosistema delicato e la fauna tipica della risaia: rane, libellule e aironi hanno qui la loro casa.

La Tenuta Colombara, il mondo cascina dove nasce Riso Acquerello

ANTICA OSTERIA LA COLOMBARA

 LE MONDINE anche dette MONDARISO

Dal 1º giugno per quaranta giorni le campagne vercellesi e novaresi si popolavano di donne in salute dai 13 anche fino ai 60 anni, impegnate a mondare, cioè a estirpare le erbacce dalle risaie. 

Oltre alle bastonate, a tormentare le mondine, si aggiungevano le spighe ruvide e taglienti del riso, i ragni, le sanguisughe, le bisce e le rane, che le lavoratrici stagionali delle risaie si infilavano in tasca per cucinarle poi la sera e rendere il misero pasto un po’ più sostanzioso.

Tutto intorno, il ronzio delle zanzare, portatrici della malaria, faceva da sottofondo ai canti di queste instancabili lavoratrici. Cantare insieme non era solo un modo piacevole per alleviare quella vita grama, fatta anche di quattordic iore di lavoro.

Il canto era anche lo strumento per far sentire la propria voce, un’unica voce corale per sostenersi a vicenda, perché la solidarietà femminile esisteva. Quelle melodie denunciavano le ingiustizie nonché le angherie subite. Inoltre, diffondevano la voglia di lottare per un futuro migliore: il proprio ma anche quello delle loro figlie.  

Tutto questo era il mondo delle mondine tra Otto e Novecento, di cui il film neorealista del 1949 Riso Amaro con Silvana Mangano e Vittorio Gassman è una trasposizione molto verosimile.

Poster di Silvana Mangano in Riso amaro

  DA DOVE VENIVANO

La prima monda, quindi la pulitura del riso dalle erbe infestanti per poi procedere con il trapianto delle piantine, iniziò verso la fine dell’Ottocento. Proseguì fino alla prima metà del secolo successivo, finché non venne sostituita dai diserbanti.

Esclusivamente manuale, la monda avveniva ad opera per lo più di donne di bassa estrazione sociale, provenienti dal Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Lombardia. Queste lavoratrici raggiungevano le risaie del vercellese, novarese e padovano, nel cuore della Pianura padana, su treni simili a vagoni bestiame per poi attraversare i campi a piedi o su mezzi di fortuna, come carri, e approdare nelle cascine, circondate dalle risaie.

Un esempio è la Tenuta Colombara a Livorno Ferraris. Qui, nei periodi di maggiore attività, lavoravano più di trecento mondine e le ultime arrivarono nel 1965 da Salerno, quando al nord le donne non erano più disposte a fare quella vita grama.

 Fotografie delle mondine al lavoro nelle risaie

Le lotte delle mondine tra canti e militanza sindacale

A forza di lavorare in pessime condizioni con paghe da fame, orari estenuanti e il rischio di contrarre malattie letali, le mondine iniziarono a protestare. 

Se per 40 giorni queste lavoratrici erano impegnate nelle risaie, durante il resto dell’anno molte di loro lavoravano in fabbrica. Prima al fianco e poi, durante le guerre mondiali, al posto degli operai, le donne alla catena di montaggio erano sempre più numerose.

Corteo delle mondine

Dalle risaie alle fabbriche la voce del malcontento cominciò a spargersi fino a dare vita alle leghe contadine e ai sindacati. Oltre all’equità salariale, la rivendicazione principale riguardava il passaggio da quattordici a otto ore di lavoro. Il canto delle mondine:

Testo della canzone delle mondine:

Se otto ore vi sembran poche ben la riassumeva. Cantare era solo il primo passo per farsi sentire. La militanza al pari del movimento operaio diventò un atto di coraggio fondamentale per conquistare i diritti negati. 

Il governo nazionale, con Giolitti come Presidente del Consiglio, assunse un atteggiamento man mano più neutrale nei confronti degli scontri tra lavoratori e datori di lavoro. E riconobbe poi le libertà sindacali, il diritto di sciopero, nonché la riduzione a dodici ore dell’orario lavorativo giornaliero delle donne.

Nonostante ciò, a livello locale, le repressioni si rivelarono durissime. Infatti, le cariche della cavalleria furono di una violenza inaudita e portarono ad arresti, feriti e morti. La causa delle mondine fu però più potente di qualunque rappresaglia e queste lavoratrici si dimostrarono pronte a tutto. 

Il loro obiettivo era vicino e condiviso non solo dai lavoratori in fabbrica e in campagna, ma anche da personalità locali molto influenti. Tra queste a Vercelli spiccava l’Avv. Modesto Cugnolio, detto l’avvocato dei contadini, perché difendeva gli umili lavoratori in giudizio a titolo gratuito. Cugnolio supportò le lotte rurali e, in modo particolare, delle mondine, fino al periodo più duro della protesta dal 1906 al 1909. Si batté per l’effettiva applicazione del regolamento Cantelli (1859) che regolava l’orario del lavoro e le condizioni igieniche in risaia.

Seguì un’escalation di sommosse, tra cui lo sciopero delle barricate dal 31 maggio al 2 giugno del 1906. In questa occasione centinaia di mondine e braccianti si riversarono nel centro di Vercelli. Occuparono officine e innalzarono barricate improvvisate. Queste mobilitazioni sancirono il riconoscimento delle otto ore nei lavori agricoli e un cospicuo aumento della paga oraria. Tutto ciò solo a livello locale, mentre il governo nazionale si rivelò reticente, così le proteste continuarono negli anni successivi e culminarono nel 1909.

A maggio di quell’anno lo sciopero generale vide le mondine sdraiarsi sui binari per impedire ai lavoratori forestieri di raggiungere i posti di lavoro. Si sfiorò la tragedia: il macchinista fermò il treno per non travolgerle e si diede alla fuga. 

Alla fine del mese le mondine ottennero il tanto agognato accordo. La giornata lavorativa venne infatti fissata subito ad 8 ore e 30 minuti. Il Ministero si impegnò a ridurla ad 8 ore a partire dal 1910, durante il periodo della monda del riso per poi estenderla ad ogni tipo di lavoro agricolo. 

Questa clausola entrò poi a far parte dei contratti collettivi nazionali. Nonostante ciò, solo nel 1912 un decreto legislativo stabilì la giornata lavorativa di otto ore per ogni forma di lavoro.

DORMITORIO DELLE MONDINE

Erano duecento, giovani e forti, e tutti gli anni arrivavano alla Tenuta Colombara per quaranta giorni. 

Dormivano in grandi stanzoni da quaranta letti ciascuno, in quattro dormitori che ancora oggi raccontano la loro presenza. Condividevano ogni cosa: fatica, pasti scarsi, controlli severi, ma anche canti, legami profondi e una solidarietà tutta al femminile.

Esterno del dormitorio delle mondine nella Tenuta Colombara

 Tenuta Colombara | Ecomuseo

 Il museo delle mondine nella Tenuta Colombara

 A supportare il proprietario Piero Rondolino e la sua famiglia nel tramandare la storia delle mondine nella Tenuta Colombara, c’è Mario Donato. Classe 1939, Mario è un ex dipendente della Pirelli in pensione ed è stato anche presidente della Proloco di Livorno Ferraris. Dedica gran parte del suo tempo a mantenere vivo il ricordo delle mondine e della vita rurale del passato.

A passo svelto e con la sua lucida parlantina, Mario guida i visitatori negli ambienti, di cui lui stesso si è improvvisato scenografo e Storyteller. Il tutto con inesauribile entusiasmo, spontaneità, arguzia e generosità, perché come spesso ripete:

Questo è il mio mondo. Una volta era così. Io c’ero, l’ho vissuto.

Figlio, nipote, cugino di mondine e con lo zio cavallante alla Tenuta Colombara, Mario è di casa in questa cascina. Ciò che non ha vissuto in prima persona, perché non era ancora nato, l’ha ereditato dai racconti di suo papà, dei suoi nonni e delle persone più anziane di Livorno Ferraris, colonne portanti della comunità.

 

 

 

 

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