Principato di LUCEDIO

19/05/2026

 

Siamo nel comune di Trino, ai confini delle terre aleramiche del Monferrato Casalese, in Piemonte.

In mezzo a distese di campi coltivati a riso, anticamente chiamate grange, si specchia nelle basse e fertili acque il complesso monastico di Lucedio, fondato dai monaci cistercensi nell’anno 1123.

Fu fondata nel 1123 dai monaci Cistercensi provenienti dalla Borgogna che bonificarono il territorio, introducendo per primi in Italia la coltivazione del riso verso la metà del 1400.

La posizione geografica lungo la Via Francigena fu strategica anche per lo sviluppo socio economico dell’Abbazia, che divenne un fiorente centro di potere politico. Ben tre furono i Pontefici che in quei secoli la visitarono.

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Ai confini estremi dell’allora Marchesato del Monferrato, questa confraternita di monaci godeva di pieni poteri e grandi libertà.
Fin da subito si distinse da ogni altra abbazia europea per il comportamento latifondista assunto dai monaci, che ben poco aveva a che spartire con i dogmi della Chiesa Romana.

Dopo la fondazione dell’abbazia, infatti,  furono i monaci cellerari a provvedere immediatamente, grazie alla forza lavoro di liberi agricoltori detti mercenari, all’occupazione e alla bonifica delle zone paludose circostanti (chiamate locez, da cui il nome Lucedio).

Poi, per non contravvenire alle regole imposte dalla Chiesa che impedivano la proprietà e lo sfruttamento diretto delle terre, gli scaltri monaci affidarono lotti di terreno a fratelli conversi laici (veri e propri latifondisti). Essi a loro volta si servivano del lavoro degli agricoltori mercenari per far fruttare le grange. Periodicamente i fratelli conversi versavano i tributi e una parte del ricavato del raccolto direttamente nelle casse dell’Abbazia.

Oggi come allora il Principato di Lucedio è un’azienda agricola, di proprietà di una nobile famiglia monferrina che la acquisì nel 1861 dal duca genovese Raffaele de Ferrari di Galliera, a cui i Savoia affidarono il titolo di principe.

Lucedio-risaie

 

Sul cortile in ghiaia si affacciano gli edifici in pietra e mattoni a vista oggi come allora destinati vuoi ad abitazioni, vuoi a depositi agricoli o fienili.

L’antico complesso monastico col chiostro, la sala capitolare e la bellissima Sala dei Conversi in stile gotico lombardo, è ancora oggi ben conservato ed è diventata una location molto ambita per matrimoni e serate di gala.

Unica e triste eccezione è la decadente Chiesa Abbaziale, che proprio per la sua importanza, meriterebbe di grandi opere di restauro dopo la messa in sicurezza del particolarissimo campanile a base ottagonale effettuata negli ultimi anni.
Lucedio, infatti, era considerata il luogo sacro degli Aleramici. All’interno dell’antica chiesa, risalente all’anno 1150 poi abbattuta e ricostruita nel 1770 in stile barocco, riposano le spoglie di molti marchesi del Monferrato.

Lucedio è famosa per i suoi misteri e leggende!

Passaggi segreti, cripte con abati mummificati seduti in cerchio intorno ad un sigillo del diavolo, la colonna piangente e lo spartito del diavolo nella Chiesa della Madonna delle Vigne.

Leggende? Forse no.

Si racconta che nel 1684 venne evocata una presenza malvagia, nei pressi di un vicino cimitero, a metà strada tra l’abbazia di Lucedio e la Grangia di Darola.

Gli incantatori che operarono la magia nera persero il controllo del demone che, vagando per le terre circostanti, si impossessò delle menti dei monaci di Lucedio.

Essi, votati al demonio, diedero inizio ad un periodo di soprusi, abusando del potere (spirituale e temporale) del quale erano investiti. Cosa che, a quanto pare, perpetravano già da quasi cinque secoli, sin dalla fondazione del complesso monastico!

Da questa storia nasce il mito della “colonna che piange”, a causa degli orrori di cui sarebbe stata silente testimone, ancora oggi visibile all’interno della Sala Capitolare.
La colonna è in solido granito, roccia di per sè impermeabile, eppure da essa sembrano sgorgare continuamente piccole gocce d’acqua, quasi come fossero delle lacrime.

La possessione demoniaca dell’Abbazia di Lucedio e dei suoi monaci durò (altri) 100 anni, fino a che il Papa Pio VI, nel 1784, mandò in gran segreto un esorcista da Roma,. Egli, dopo aver affrontato e vinto il maligno, lo rinchiuse in un sigillo, nascosto poi nelle cripte dell’abbazia, e fece deporre le mummie degli abati su dei seggi disposti a cerchio, a protezione della presenza malvagia.

L’abbazia immediatamente dopo questo evento venne secolarizzata, ufficialmente a causa di non meglio specificati “attriti” con la diocesi di Casale Monferrato, ed i pochi monaci rimasti (quelli liberati dal demonio) vennero dispersi. Forse vennero trasferiti a Castelnuovo Scrivia (sede di un altro convento) e rinchiusi a vita di clausura, ma la leggenda vede in quei monaci proprio le mummie messe a guardia del sigillo.

Come ulteriore garanzia dell’incarcerazione del demone, venne composta una musica, conosciuta come Spartito del Diavolo”. Un brano che, secondo i racconti popolari ed esperti dell’Occulto, avrebbe proprietà magiche ed esoteriche.

Se suonato in un verso rinforzerebbe il sigillo di protezione, se nel senso opposto e capovolto (ovvero da destra verso sinistra e dal basso verso l’alto) libererebbe il demone. (fonte).

Lo Spartito si trova all’interno del vicino Santuario di Madonna delle Vigne, a poche centinaia di metri dall’Abbazia,. Si tratta di una piccola chiesetta sconsacrata abbandonata a se stessa visibile dalla strada e purtroppo sede di raduni (e devastazioni) di sette sataniche provenienti da tutta Europa.

Sopra il portone di accesso, vi è l’affresco, che rappresenta un organo a canne con uno spartito.

L'affresco dell'organo con il particolare dello Spartito del Diavolo

Fu la dott.ssa Paola Briccarello, esperta di musica antica e liturgica, che scoprì nel 1999 lo Spartito e ne studiò i segreti.
Tramite un sistema di decriptaggio, sostituendo le lettere alle note, compaiono chiaramente tre parole: DIO, FEDE, ABBAZIA.

Inoltre i tre accordi iniziali sono tipici accordi di chiusura, ovvero di norma al termine delle composizioni musicali liturgiche medievali, un po’ come se lo spartito fosse stato dipinto al contrario.

 

Elenco file allegati:

- Enrico Colombotto Rosso.pdf - 430,92 Kb

- Lucedio.pdf - 213,25 Kb

 

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