Plan di Pragelato

23/07/2026

 

A Usseaux e in altri comuni della Val Chisone, il mansia è una persona eletta dalla comunità locale che rappresenta la borgata e fa da collegamento tra gli abitanti e l'amministrazione comunale. Storicamente si occupava della gestione dei beni comuni, come boschi e risorse del territorio; oggi svolge soprattutto un ruolo di rappresentanza, volontariato e soluzione dei problemi quotidiani della frazione.

In pratica, il mansia è una sorta di "sindaco della borgata", molto rispettato dagli abitanti e legato a una tradizione che risale a diversi secoli fa. La figura è stata reintrodotta in alcuni comuni della Val Chisone proprio per mantenere vivo il rapporto tra le piccole comunità montane e le istituzioni

Evento particolare sulla Resistenza.

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La Resistenza in Val Chisone fu una delle esperienze partigiane più importanti delle Alpi piemontesi durante la Seconda guerra mondiale.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, molti soldati sbandati, alpini, operai, studenti e abitanti della valle si organizzarono in bande partigiane. Tra i primi comandanti emerse Maggiorino Marcellin, soprannominato "Bluter", che contribuì a coordinare i diversi gruppi presenti tra Sestriere, Roure, Perosa Argentina e le borgate alpine della valle.

La formazione più nota fu la 1ª Divisione Autonoma Alpina Val Chisone, composta da circa un migliaio di combattenti. Le sue basi erano spesso collocate in baite, fortini di montagna e località isolate dell'alta valle, da cui partivano azioni di guerriglia, sabotaggi e attacchi contro le forze nazifasciste.

Tra il 1944 e il 1945 la valle subì numerosi rastrellamenti tedeschi e della Repubblica Sociale Italiana. Anche il grande complesso del Forte di Fenestrelle fu coinvolto negli scontri tra partigiani e truppe nazifasciste.

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La Resistenza in Val Chisone ebbe inoltre una caratteristica particolare: vi collaborarono persone di orientamenti politici e religiosi diversi (cattolici, valdesi, liberali, socialisti, azionisti e comunisti), unite dall'obiettivo comune della liberazione dall'occupazione tedesca e dal fascismo repubblicano.

Ancora oggi la memoria di quei fatti è molto viva nella valle. In luoghi come Pomaretto, Pragelato e la Val Troncea si trovano lapidi, sentieri della memoria e iniziative dedicate ai partigiani della Divisione Val Chisone.

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L'ospedale partigiano di Laval era un ospedale da campo clandestino organizzato durante la Resistenza nella borgata di Laval, frazione di Pragelato, in alta Val Chisone, all'imbocco della Val Troncea.

Dopo i rastrellamenti nazifascisti dell'estate 1944, il giovane studente di medicina Paolo Diena, noto come il "dottore dai capelli rossi", riuscì ad allestire un piccolo ospedale da campo nella vecchia casa parrocchiale di Laval per curare i partigiani feriti e nasconderli dalle truppe tedesche e fasciste.

Quando la presenza dei pattugliamenti tedeschi rese la zona troppo pericolosa, i feriti furono trasferiti più in alto, all'Alpe dei Poveri, in alcune baite seminterrate dell'alta Val Troncea, dove le cure continuarono in condizioni estremamente difficili.

Le testimonianze storiche sulla Divisione Autonoma Alpina Val Chisone ricordano inoltre che, durante il periodo della "zona libera" in Val Troncea, fu creato un vero e proprio ospedale da campo per assistere i combattenti partigiani.

 Le borgate di Laval, Seytes e di Troncea, oggi abitate solo durante l’estate, furono incendiate dall’arrivo dei tedeschi nel secondo dopoguerra, spingendo gli abitanti a stabilirsi nei centri abitati.

fonderia

Nella zona di Pragelato e della Val Troncea diverse borgate subirono incendi durante la guerra partigiana.

In particolare, Pattemouche fu incendiata dai nazifascisti l'11 agosto 1944 durante le operazioni contro le formazioni partigiane della valle.

Anche la borgata di Troncea venne data alle fiamme nel 1944 perché considerata un rifugio dei partigiani; dopo l'incendio fu definitivamente abbandonata dagli abitanti.

 

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