Museo della radio e della televisione
28/08/2025
GENERAZIONI UNITE: “Per non dimenticare”
Radio Caterina: la radio della speranza
Si parla sempre dei Partigiani e di quelli che sono andati a Salò. C’è però una parte di militari che, dopo l’8 settembre, si sono rifiutati firmare per Salò e quindi di combattere con altri italiani: per questo sono stati deportati nei campi di prigionia in Polonia e in Germania.
Un gruppo di questi militari sono stati internati in Germania, all’interno dello Stalag X-B di Sandbostel nei pressi di Amburgo.
Tra di loro, a condividere la baracca, ci sono personaggi che diverranno noti come lo scrittore Giovannino Guareschi, l’attore Gianrico Tedeschi e il futuro segretario del PCI Alessandro Natta. Sono ufficiali, laureati e, per non impazzire dalla noia, organizzano quella che Guareschi definisce con ironia «Regia Università del lager». Si intrattengono a turno tenendo lezioni sugli argomenti più disparati, dalla filosofia al diritto, cantano il coro del Nabucco e mettono persino in scena l’opera teatrale Enrico IV.
Soffrono la fame e per sfamarsi di fantasia realizzano un ricettario disegnato con i cibi di casa. L’ingegno e le professionalità non mancano e così escogitano un modo per aprire una finestra sul mondo: costruire una radio artigianale che avrebbe permesso loro di carpire le notizie sulla guerra. C’era naturalmente il problema dei componenti che viene risolto in modo creativo. Sotto la guida dell’ingegner Olivero ciascuno di loro recupera un oggetto che sarebbe servito per quell’impresa quasi impossibile. Spiega Claudio Girivetto dell’Associazione collezionisti Radio d’Epoca: «L’avvolgimento della bobina d’antenna era stato fatto su un portasapone, utilizzando il filo ricavato da una dinamo di bicicletta, le cuffie con un recipiente di carne in scatola. La radio era alimentata da batterie costruite con dello zinco preso dal tubo di un lavandino, delle monete di rame e pezzi di coperta imbevuti di urina». La chiamano Radio Caterina, perché Caterina è il nome della fidanzata di un militare internato.
Una copia di quell’apparecchio si trova oggi al Museo della Radio e della Televisione Rai di Torino. Il dispositivo veniva smontato e rimontato ogni giorno affinché i tedeschi non lo scoprissero e ciascun internato ne conservava un pezzo. Le notizie venivano poi fatte girare nel campo tramite pizzini.
La sera la rimontano per ascoltarla: l’ingegner Olivero fa da antenna umana mettendosi in bocca della stagnola e legaa il filo alla gamba, così riuscono a intercettare Radio Londra, Radio Berlino e Radio Parigi e dall’Italia già liberata Radio Bari. L’ascolto avviene tra le dieci e le undici di sera e, grazie a quel piccolo ricevitore, i militari italiani ricevono importanti aggiornamenti sugli esiti del conflitto, come la caduta di Berlino.
Quel piccolo ricevitore ha donato speranza fino al 29 aprile del 1945 quando il campo viene liberato dagli americani. Loro, tra tutti, si sono salvati ascoltando la radio e perché sono riusciti a non morire intellettualmente.
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